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Il Cotto di Impruneta

Impruneta è una cittadina posta a Sud di Firenze nella quale sin dal medioevo si diffuse l'arte della terracotta. Nel corso dei secoli quest'arte assunse un tale valore artistico al da divenire un elemento di identità culturale e da poter parlare di "civiltà del cotto".

Secondo alcuni documenti già intorno all'anno 1000 esistevano sul territorio numerosi produttori di tegole. Intorno al 1300 la produzione di terracotta era talmente diffusa che gli artigiani avvertirono la necessità di formare una corporazione locale al fine di proteggere e regolamentare la produzione. Il grande sviluppo artistico di Firenze favorì in seguito lo sviluppo della produzione artigiana delle terrecotte che raggiunse un altissimo livello artistico anche nella produzione di manufatti di uso domestico, ornamento e decoro. Questa tipologia di terracotta venne ben presto utilizzata anche dagli scultori in quanto considerata impiegabile al pari del marmo, del brornzo e del legno. 

La terracotta di Impruneta venne utilizzata durante il rinascimento per la produzione di materiali edilizi per chiese, monumenti e palazzi signorili, tanto che Filippo Brunelleschi, apprezzandone la solidità unita alla leggerezza, utilizzò le tegole di Impruneta per la copertura della cupola del Duomo di Firenze, la volta della cupola non ha infatti alcuna armatura di sostegno.

Si formarono nel tempo grandi dinastie di mattonai tra queste citiamo i Vantini, i Soderi e i Vanni, i Ricceri e gli Agresti.

Ai giorni nostri la produzione di terracotta si è notevolmente differenziata e specializzata dalle famiglie di mattonai si è passati a vere e proprie industrie, senza però perdere nulla nella qualità e raffinatezza dei prodotti.

La caratteristica principale della terracotta di Impruneta è la sua ricchezza di galestro, un tipo particolare di argilla che la rende resistente al colore, e soprattutto inalterabile al freddo e al gelo, per questo viene anche definita "terracotta antigelo". Il galestro viene estratto da cave a cielo aperto in una zona molto limitata che si trova nelle valli dei fiumi Ema e Greve. L'argilla estratta viene esposta per un certo periodo al sole poi viene selezionata e separata dai materiali di scarto, la selezione è ancora oggi un'operazione manuale. Dopo la selezionatura si passa alla macinatura effettuata con pesanti macchinari  frantumatori, grazie alla quale si ottiene una polvere più o meno granulosa. Dopo la macinatura si passa alla miscelazione, che avviene in maniera meccanica grazie a speciali macchine, in questa fase è però molto importante l'esperienza e l'abilità dell'artigiano, è infatti la giusta proporzione di acqua a dare un buon risultato plastico. 

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