Abbazia di ValviscioloL’abbazia è situata nel comune di Sermoneta, sulle pendici del monte Corvino. Le origine dell’abbazia sono tuttora ignote, ma si pensa venne fondata intorno al X secolo dai monaci basiliani, distrutta, venne ricostruita intorno al XIII secolo dai cavalieri templari. L’abbazia, inizialmente dedicata a San Pietro, venne in seguito dedicata anche a San Paolo. La chiesa eretta nel 1240 è di forme gotiche, da notare la croce scolpita sul rosone, tipica dei templari. L’interno è a tre navate divise da colonne rettangolari; all’esterno della chiesa vi è il chiostro a pianta quadrata, al centro del quale è posta una cisterna. Intorno alla cisterna è stato disegnato un giardino, separato dalla navata da colonnine doppie e capitelli decorati a motivi floreali. Sul chiostro si aprono la sala capitolare, a due navate, divise da colonne, e il refettorio, a una navata, dove i monaci mangiavano ascoltando le letture. Nel dispensario ha ora sede la Galleria Stanislaoo White.Abbazia di Valvisciolo

 

 

Coordinate GPS: 41.5680457, 12.981189099999938
Orari: tutti i giorni 9-12 e 16 al tramonto
Vai al sito

 

 

 

BassianoBassiano

Con una deviazione di circa 6 chilometri partendo dal parcheggio dell'abbazia potrete raggiungere il borgo di Bassiano famoso per la produzione di prosciutto crudo. La strada costeggiata dalla folta vegetazione dei Monti Lepini offre bellissimi panorami sulla pianura sottostante, sul Monte Circeo, fino al mare. Il borgo è di origini molto antiche, pare infatti che la sua storia abbia inizio nel X secolo quando un gruppo di pastori e contadini vi si rifugiò per sfuggire alle scorrerie dei barbari. Bassiano conserva la tipica struttura medioevale con una cinta muraria fatta erigere dalla famiglia Caetani nel XIII secolo, nella quale si aprono tre porte di accesso al borgo antico, Porta Nuova è la principale dalla cui terrazza panoramiche si gode di un bellissimo paesaggio. Il borgo antico è un intricato dedalo di viuzze lastricate in pietra, scalette e passaggi voltati che culminano nella piccola piazzetta dove troneggia la chiesa di Sant'Erasmo, costruita nel XII secolo e dedicata al Vescovo di Formia. Caratteristiche sono le case torri in pietra che si affacciano sulle strette vie del centro storico. Se giungete a Bassiano verso l'ora di pranzo o di cena vi sarà impossibile resistere alla tentazione di entrare in una delle numerose trattorie o paninoteche.

 

Bassiano

Prosciutto Crudo

Il prosciutto crudo di Bassiano è ritenuto uno dei più gustosi insaccati del Lazio, che non ha nulla da invidiare ai più celebri prosciutti di Parma e San Daniele del Friuli. Particolarità del prosciutto è l'aromatizzazione che avviene tramite una salsa a base di vino bianco, aglio, pepe e altri ingredienti tenuti segreti ma, tramandati di generazione in generazione. Dopo l'aromatizzazione segue una lieve affumicatura su legno di faggio, che precede quello che sarà il lento fenomeno di stagionatura.Prosciutto Crudo Altra particolarità del prosciutto di Bassiano è appunto la stagionatura, che grazie al clima asciutto, ventilato e senza grossi sbalzi di temperatura, avviene in maniera naturale senza l'ausilio di stufe di forzatura. Il risultato è un prosciutto dal colore rosso-rosa, dal sapore intenso, con una salatura equilibrata. Ogni anno l'ultima domenica di luglio si festeggia la Sagra del Prosciutto.

Piemonte - provincia di Biella

Dedicato alla Madonna Nera, Oropa è il più importante Santuario montano delle Alpi.
Situato a 1200 mt di altezza, il santuario con le sue 17 cappelle, è uno dei più antichi Santuari d'occidente, inserito nel 2003 nell'elenco del Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, assieme ad altri "Sacri Monti" del Piemonte e della Lombardia. L'edificazione del santuario viene attribuita al vescovo di Vercelli Sant'Eusebio, anche se le prime notizie scritte risalgono al 1207.

IL SANTUARIO

Santuario di OropaSecondo la tradizione l’origine del Santuario è da collocarsi nel IV secolo, ad opera di S. Eusebio, primo vescovo di Vercelli. I primi documenti scritti del XIII secolo riportano l’esistenza in Oropa delle Chiese di Santa Maria e di San Bartolomeo, di carattere eremitico, che costituivano un punto di riferimento fondamentale per i viaggiatori che transitavano da est verso la Valle d’Aosta. Il maestoso complesso è frutto dei disegni dei più grandi architetti sabaudi: Arduzzi, Gallo, Beltramo, Juvarra, Guarini, Galletti, Bonora.
Lo viluppo del Santuario subì diverse trasformazioni nel tempo, fino a raggiungere le monumentali dimensioni odierne e trasformando Oropa da luogo di passaggio a luogo di destinazione per i pellegrini. Nell'area del Santuario sono visitabili:

 

APPARTAMENTI DEI SAVOIA

Santuario di OropaI legami tra il Santuario e la Real Casa di Savoia sono molto antichi e risulta che sin dal XVII secolo un dignitoso appartamento fosse a sua disposizione; quello attuale, visitabile accedendo dal museo, risale alla prima metà del secolo XVIII: lo attestano i ritratti del Re di Sardegna Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III che furono i primi sovrani sabaudi ad utilizzarlo in occasione delle loro visite ad Oropa.

MOSTRA DEI PRESEPI

Nelle sale laterali e nella cripta della Basilica Superiore è possibile visitare una ricca mostra di presepi provenienti da tutto il mondo.

Museo dei Tesori

Testimone delle memorie storiche più preziose, il Museo dei Tesori conserva nelle sue quattro sale gli ori, i gioielli, i paramenti liturgici e i documenti che hanno scandito nei secoli la storia del Santuario.

IL SACRO MONTE


Santuario di OropaInsieme ad altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, il Sacro Monte di Oropa è stato dichiarato nel 2003 patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
E’ costituito da 17 cappelle, disseminate sul monte di fianco al santuario, popolate da statue di terracotta policroma di cui 12 dedicate alla storia della vita di Maria e 5 dedicate ad episodi legati alla tradizione del Santuario. Molto bella la passeggiata tra i boschi per raggiungere le varie cappelle.

IL CIMITERO MONUMENTALE

Santuario di OropaIl Santuario di Oropa possiede un cimitero monumentale dalle caratteristiche peculiari: esso è situato in montagna, oltre i mille metri d’altezza, e nella sua parte superiore le edicole funerarie sono sparse entro un bosco di grandi faggi – preesistente alla creazione del camposanto, eImage di esso assai più ampio – in forte pendenza. Ne risulta un ambiente di grande suggestione e originalità. L’insieme, costituito da un campo aperto delimitato da un porticato e dal soprastante bosco, ricorda l’assai più grande cimitero di Genova.

 

La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa

Santuario di OropaNella suggestiva cornice del complesso monumentale del Santuario, è nata  nel 2005 la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa, con lo scopo di preservare le sue 800 specie floristiche. L'istituzione della Riserva è parte del progetto regionale per la tutela, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dei Sacri Monti del Piemonte. 

L'istituzione della Riserva naturale speciale del Sacro Monte di Oropa si integra, inoltre, con il progetto di conservazione e di valorizzazione avviato dalla Regione Valle d'Aosta con l'istituzione della Riserva naturale regionale del Monte Mars.
il sistema costituito dalle due Aree protette verrà inoltre ad interessare il contesto territoriale e paesaggistico in cui si sviluppa la secolare processione che si svolge ogni 5 anni da Fontainemore ad Oropa.
Il santuario comprende oltre al santuario attuale vero e proprio dotato di diverse strutture destinate all'ospitalità di fedeli e turisti, un Sacro monte (il Sacro Monte di Oropa) e la chiesa originaria sorta sulla base di un antico sacello.

Come arrivare

DISTANZE

• da Biella km 14 (strada provinciale 144)
• da Vercelli km 56 (strada provinciale 230) • da Torino km 87 (A4 Torino-Milano / uscita Santhià)
• da Milano km 115 (A4 Torino-Milano / uscita Carisio)
• da Alessandria: uscita casello Santhià / s.s. 143
• da Aosta: raccordo Ivrea-Santhià / uscita Santhià

OropaTRENI E AUTOBUS

• Stazione Biella S. Paolo a c.a 14 km da Oropa
• Autobus dalla stazione di Biella - linea n°2
Per informazioni: ATAP - Tel. 0158408117

OSPITALITA’

Meta ideale per chi desidera unire momenti di serenità interiore a occasioni di approfondimento culturale, Oropa offre la possibilità di organizzare meeting e congressi in uno scenario straordinario grazie alle due sale convegni da 150 e 80 posti dotate di attrezzatura audio-video all’avanguardia. I tredici ristoranti e trattorie attigui al Santuario propongono specialità gastronomiche locali e menù accurati per ogni ricorrenza. Per soggiornare in un ambiente unico e suggestivo, sono disponibili più di 300 camere arredate in stile suddivise nelle tipologie: Host, Comfort, Junior Suite, Junior Suite Superior e Suite

AREA CAMPER


L’Area Camper di Oropa, recentemente inaugurata, offre una vista suggestiva sulla Basilica Superiore. L’Area conta 31 piazzole ben illuminate con prese per allaccio alla rete 220 V, docce e servizi.
Sono a disposizione 6 A e 1200 W.
Costo giornaliero: Euro 10,00.
Apertura: 25 aprile - 31 ottobre.

Il pass si ritira in Ufficio Accoglienza dalle ore 08.00 alle ore 19.00 (a giugno e settembre l'Ufficio Accoglienza sarà aperto fino alle ore 20.00, luglio e agosto fino alle ore 21.00) oppure dalle ore 22.00 presso l'Ufficio del guardiano notturno.

Per ulteriori informazioni tel. +39 015 25551200

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Piemonte - provincia di Alessandria

Il Santuario

Secondo la leggenda il Santuario sorge sui resti di un oratorio edificato da Sant'Eusebio, vescovo di Vercelli, che si rifugiò sul monte nel 350 per sfuggire alle persecuzioni degli Ariani. Dieci anni dopo il Santo tornò a Crea, al fine di cristinizzare l'area ancora pagana, lasciando una delle tre Madonne portate dall'Oriente, le altre due vennero lasciate rispettivamente a Oropa ed in Sardegna. Con i restauri eseguiti nel 1981 dal professor Gian Luigi Nicola la statua ha perso quasi completamente il velo bruno per il quale assieme alle altre due statue era conosciuta con l'appellativo di "Madonna Nera". Il complesso sin dal medioevo è meta di pellegrinaggi e processioni mariane da parte di persone comuni ma anche di santi come San Bernardo, San Bernardino da Siena, San Giovanni Bosco, San Pio V, nel 1948 Alcide de Gasperi incontrò qui il ministro degli esteri francese Bidault. Nel corso dei secoli diversi sono stati gli ordini monastici che si sono succeduti nella conduzione del luogo di culto: fino al 1468 vi furono i Canonici di Vezzolano ai quali subentrarono i Lateranensi, dal 1798 al 1801 i Serviti, successivamente arrivarono i Benedettini che vi rimasero fino al 1992, attualmente il santuario è condotto dalla curia di Casale.  Il complesso annoverato dall’UNESCO tra il Patrimonio dell’Umanità si compone di una Basilica, 23 Cappelle e 5 romitori disposti  tra i boschi del colle. La struttura risalente al XII secolo venne più volte ampliata e abbellita dalle diverse famiglie nobili del territorio, che ne assunsero la protezione tra questi gli Aleramici, i Paleologi Marchesi del Monferrato e i Gonzaga. La basilica dedicata a Santa Maria Assunta dispone di una grandiosa facciata a portico sulla quale si aprono tre portali, quello centrale è sormontato da un dipinto della vergine affiancato da due nicchie con statue. L’interno della chiesa, a tre navate divise da pilastri che sorreggono archi ogivali, conserva numerose opere d’arte e affreschi opera di artisti piemontesi tra i quali Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e la statua in legno di cedro della Madonna di Crea.

Sacro Monte

Il Sacro Monte di Crea si sviluppa su di un percorso composto da 23 cappelle volute da Padre Costantino Massino dedicate al mistero del Rosario, le cappelle ospitano gruppi scultorei dei fiamminghi Jean e Nicolas Vespin  e la Salita al Calvario di Bistolfi (cappella 16). In cima al monte, in splendida posizione panoramica sorge la cappella dell'incoronazione di Maria con un gruppo plastico di 175 angeli sospeso al soffitto.

Area Attrezzata

Il continuo flusso di pellegrini ha richiesto la creazione di servizi adeguati quali camere da letto, bar, ristoranti, servizi igienici e parcheggi. Al fine di tutelare e valorizzare le caratteristiche paesaggistiche della zona nel 1980 è stato istituito il Parco Naturale Regionale del Sacro Monte di Crea. Vai al sito

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Loreto, considerata una Città Santuario, è la seconda in Europa dopo Lourdes per numero di fedeli che ogni anno la raggiungono in pellegrinaggio per venerare la Madonna Nera. Le origini del Santuario risalgono al 1294 periodo in cui secondo la tradizione arrivò dalla Palestina, trasportata dagli angeli, la Santa Casa di Maria di Nazareth, dove la stessa ricevette l’Annunciazione. In realtà da studi effettuati si pensa che le pietre vennero trasportate via mare da un’esponente della famiglia Angeli. Inizialmente inttorno alla casa si sviluppò un borgo, ma nel 1469 su volere del vescovo di Recanati Nicolò delle Aste si iniziò la costruzione di una basilica-fortezza con lo scopo di proteggere la casa. Alla costruzione della basilica presero parte personaggi come il Bramante, Baggio Pontelli, Sansovino e Giuliano da Sangallo. 

Coordinate GPS: 43.4396423, 13.606566799999996
Ufficio del turismo: Via Solari, 3

Da vedere:

Piazza della Madonna:

Al centro della piazza è posta la fontana della Madonna ornata da putti, aquile, draghi e tritoni. Tutt'intorno alla piazza sono disposti edifici del santuario

Santuario della Santa Casa:

L’esterno del santuario, in pietra bianca d’Istria, è in stile rinascimentale,  l’interno a croce latina a tre navate  ospita la Santa Casa, custodita da un rivestimento in marmo disegnato dal Bramante dove vengono celebrate le glorie della Madonna. All’interno della casa è custodita una statua della madonna in legno di cedro del libano opera di Leopoldo Celani.

Palazzo Apostolico:

Il palazzo, rimasto incompiuto, si estende lungo tutta la piazza della Madonna con un susseguirsi di archi. Il palazzo venne iniziato dal Bramante, ma ne proseguirono l’opera Antonio da Sangallo il giovane, Giovanni Boccalini e Luigi Vanvitelli. Al suo interno vi trovano dimora l’archivio storico della Santa Casa, il Museo-Pinacoteca che conserva una collezione di Ceramiche da Farmacia e capolavori di Lorenzo Lotto e Pomarancio

Abbazia di StaffardaL'abbazia è situata nel comune di Revello a pochi chilometri dalla più nota Saluzzo. 

L’abbazia fu fondata dai monaci Cistercensi su di un terreno donato dal Marchese di Saluzzo nel 1135. Intorno al 1200 l’abbazia fu un fiorentissimo  centro commerciale ed economico, ma a partire dal 1400 iniziò un lungo periodo di decadenza che terminò con la cessione in commenda.
Nel 1600 venne saccheggiata dai francesi, nel 1700 venne affidata all’ordine mauriziano. L’abbazia ha una facciata in stile romanico con un interno a tre arcate piuttosto austero. Magnifico è il soffitto ove è dipinto un cielo stellato, delizioso è il chiostro interno che racchiude un curato giardino. In una sala posta ai lati del chiostro trovano dimora centinaia di pippistrelli coccolati dalla quiete del luogo.

Di particolare interesse sono anche la foresteria e il mercato coperto.

Orari: Marzo/Ottobre Martedì/Domenica 9-12,30 e 13,30-18, Novembre/Febbraio 9-12,30 e 13,30 -17
Ingresso: Intero 6,50€, Ridotto 4,50
Posizione GPS: 44.72111169999999, 7.437497900000039
Vai al Sito

 

A 12 chilometri da Macerata sorge l’abbazia che prende il nome dal vicino torrente, immersa in un’ampia riserva naturale, dalla quale, attraverso comodi sentieri si accede ad una foresta millenaria  di più 100 ettari. L’abbazia venne fondata da un gruppo di monaci cistercensi provenienti da Chiaravalle, su di un terreno donato dal Duca di Spoleto Guarniero II. Ai monaci Cistercensi si deve la bonifica delle paludi circostanti e la costruzione di ben sei aziende agricole che favorirono lo sviluppo di tutta la regione.  Il complesso si presenta come un’opera imponente e severa che contrasta con l’ospitalità e l’accoglienza che regnano al suo interno. Fanno parte del complesso la chiesa di Santa Maria Annunziata, un bellissimo chiostro quadrato, il refettorio dei conversi, la sala del capitolo, le cantine, il cellarium e la sala delle tenute; all’esterno si trova invece un’albergo sorto nella vecchia foresteria. Attiguo all’abbazia sorge l’aristocratico palazzo appartenuto ai principi Bandini. Il palazzo è ricco di sale arredate e dipinti in trompe-l’oeil, bello il giardino con alberi rari. 

Orari: Giugno/Settembre 10-13 e 15-19, Ottobre/Maggio 10-13 e 15-18
Coordinate GPS: 43.2209598, 13.405215300000009
Sito dell'abbazia
Sito dei Monaci di Fiastra

San Fruttuoso è raggiungibile solamente a piedi tramite sentieri che partono da Camogli o da Portofino oppure in battello da Santa Margherita Ligure (45 minuti), da Portofino o da Camogli (30 minuti). I trasporti via mare sono gestiti principalmente da due compagnie Golfo-Paradiso  e Traghetti-Portofino, il prezzo si aggira sui 10€ andata/ritorno. L’abbazia è di proprietà del FAI dal 1983, data in cui venne donata dalla famiglia Doria Pamphilj che la possedeva dal 1862. Secondo la leggenda, l’abbazia venne fondata da cinque monaci a cui apparve in sogno il Vescovo Fruttuoso, morto al rogo assieme a due diaconi, il quale indicò ai monaci tre segni del luogo in cui avrebbero dovuto seppellire i suoi resti. I segni indicati dal Vescovo furono: un drago feroce, una caverna e una fonte d’acqua. I monaci guidati da un angelo arrivarono sugli scogli di Capodimonte e trovarono i tre segni, ucciso il feroce drago seppellirono le spoglie del vescovo. Secondo le ricostruzioni ufficiali, invece, il primo nucleo dell’abbazia venne costruito intorno al VII secolo dal Vescovo di Terragona, il quale costruì una cappella per seppellirvi i resti di San Fruttuoso. Fu tra il X e l’XI secolo che su volere di Adelaide, vedova di Ottone I, l’abbazia assunse le forme attuali. Nel XIII secolo la famiglia Doria, che la utilizzò per la sepoltura dei membri della famiglia, fece edificare il loggiato inferiore mentre il loggiato superiore venne edificato nel XVI secolo da Andrea Doria. Nel 1562 venne costruito il torrione per poter avvistare in tempo eventuali pericoli provenienti dal mare. L’abbazia fu in seguito abbandonata divenendo rifugio di pirati e abitazione di pescatori. Nel 1862 la famiglia Doria acquistò l’intero complesso sebbene versasse in avanzato stato di degrado, che accrebbe con l’alluvione del 1950. Nel 1954 nei fondali della Baia è stata posta la celebre statua del “Cristo degli Abissi” opera dello scultore Guido Galletti.

Orari: Ottobre/Marzo 10-15.45, Aprile/Maggio e seconda metà di settembre 10-16,45, Giugno/Settembre 10-17,45
Ingresso: Intero: 5€, Ridotto 3€
Ubicazione: Via S. Fruttuoso, 18, Camogli (GE)
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abbazia di fossanova

L’abbazia venne edificata dai monaci benedettini sui resti di un’antica villa romana nel IX secolo. Inizialmente dedicata a Santo Stefano, mutò nome in seguito a lavori di bonifica eseguiti ad opera dei monaci cistercensi nelle pianure circostanti e, all'apertura di un canale denominato appunto “Fossa Nova”. L’abbazia fu molto ricca durante il medioevo ma, a partire dalla metà del 1400 iniziò per lei un lungo periodo di decadenza. Nell'abbazia morì nel 1274 Tommaso d’Aquino, il cui corpo venne conservato qui fino al 1369, anno in cui venne traslato a Tolosa. All'abbazia, attualmente gestita dai frati minori Conventuali, si accede tramite una porta ad arco, dopo una prima corte, affiancata da edifici ottocenteschi, si accede ad una seconda corte, dalla quale si può ammirare la facciata della chiesa ornata da un rosone. L’interno della chiesa, semplice ma allo stesso tempo imponente,  è a tre navate divise da 14 colonne congiunte da archi, sui quali si aprono delle monofore; il coro conserva degli affreschi del 1300. A destra della chiesa sorge l’abbazia della quale è visitabile il chiostro a pianta rettangolare, dove intorno ad un giardino, su di un rialzo, sono poste delle colonnine finemente lavorate che formano trifore e quadrifore. Intorno al chiostro sono disposti: il refettorio a forma rettangolare con tetto sostenuto da archi, la sala delle riunioni e la Sala Capitolare. Tramite un corridoio si accede ad un cortile attiguo, dove aveva sede la foresteria e dove morì Tommaso d’Aquino, oggi nello stesso locale vi è una cappella. Nella vecchia foresteria è invece allestito il Museo Medioevale dell’abbazia. Molto suggestiva è la festa medioevale che si tiene nell’abbazia ogni anno agli inizi di Agosto.

Coordinate GPS: 41.438056, 13.195832999999993
Orari: tutti i giorni 7-12 e ora solare 15-18 ora legale 16-19
Vai al sito

Abbazia di MontecassinoL’abbazia sorge in cima al monte Cairo a circa 520 metri di altezza (impossibile non vederla dalla pianura sottostante!). Venne edificata nel 529 da San Benedetto, che qui scrisse le regole dell’ordine, da cui deriva il motto “ora et labora et lege”. L’abbazia, tra le più famose al mondo, viene visitata ogni anno da migliaia di pellegrini, all’interno è d’obbligo un abbigliamento adeguato. A Montecassino si svolse una delle più sanguinose battaglie della seconda guerra, che si protrasse da gennaio del 1944 fino a maggio dello stesso anno; durante questo periodo le truppe tedesche e quelle alleate si scontrarono ripetutamente, le prime per difendere la famosa linea Gustav, le seconde per effettuare uno sfondamento verso Roma. Durante la battaglia morirono migliaia di militari e di civili, mentre l'abbazia venne rasa al suolo dalle bombe delle truppe alleate. In base a vecchi disegni l'intera struttura venne nuovamente ricostruita, mentre tutti'intorno sorsero cimiteri per la sepoltura delle vittime di guerra.  Abbazia di MontecassinoL’abbazia si sviluppa attorno a tre chiostri tra loro comunicanti, nel chiostro mediano detto del Bramante, troviamo una statua marmorea di San Benedetto e Santa Scolastica, mentre dal chiostro dei Benefattori, costruito intorno al 1512, si entra nella basilica, il cui interno è stato ricostruito su disegni del 700. L’interno, a tre navate, è ornato da stucchi dorati, nella cripta sottostante l’altare maggiore sono conservate le spoglie di San Benedetto e di Santa Scolastica. Nella Biblioteca dell’abbazia, nominata monumento nazionale, sono conservate preziosissime opere tra le quali 40.000 pergamene, codici, manoscritti e incunaboli del 400. Per Maggiori dettagli

Orari: tutti i giorni 8,30-12,30 e 15,30-17 (18 ora legale)
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Coordinate GPS: 41.490531, 13.813843099999985

Immersa nel silenzio della Gola di Frasassi, custodita e protetta da un anfiteatro di montagne, l'abbazia di San Vittore delle Chiuse è un luogo di grande spiritualità, silenzio e preghiera. Posta nel piccolo borgo fortificato di San Vittore, frazione del comune di Genga, l'abbazia venne edificata intorno al 1060-1080 inglobando una più antica chiesa conventuale benedettina. Si giunge all'antico borgo oltrepassando una quadrangolare torre fortificata posta alla fine di un bellissimo ponte romano che attraversa il fiume Sentino. Entrando nel borgo, perfettamente conservato, si inizia ad avvertire il profondo senso di pace e spiritualità emanato dal luogo, per giungere infine ai piedi all'imponente abbazia in stile romanico. La bellezza austera dell'edificio è esaltata dalle incontaminate montagne, dai boschi e dalla distesa verde che le fanno da cornice. 

L'abbazia fu per secoli un luogo di lavoro e grande spiritualità, dedito alla diffusione della cristianità. I vari ordini monastici che vi si susseguirono, in particolare i benedettini, oltre a coltivare i terreni circostanti, copiare antichi testi, erano dediti alla cura delle anime ed alla istituzione di nuovi monasteri e conventi, tanto che tra l'XI e il XII secolo dipendevano da San Vittore ben 42 chiese e i territori di ben 13 castelli. L'anno 1212 segna però l'inizio di una lenta ma inesorabile decadenza dell'abbazia e dei suoi territori. In quell'anno infatti l'abate Morico III fu costretto a consegnare Castel Petroso al comune di Fabriano dando così l'inizio ad un periodo di decadenza che si concluderà nel XV secolo quando l'abbazia fu soppressa e consegnata al monastero di Santa Caterina di Fabriano.


Abbazia di San VittoreNonostante i pesanti lavori di ristrutturazione subiti all'inizio del '900 l'intera struttura conserva ancora i suoi tratti e la sua volumetria originale. Costruita in pietra calcarea bianca e rosata, l'abbazia si presenta con una pianta a croce greca iscritta in un quadrato, con quattro colonne che dividono la chiesa in nove campate ricoperte da volte ogivali, la cupola centrale di forma ottagonale poggia su pesanti colonne tramite arconi e pennacchi. L'interno è privo di decorazioni tranne una specie di otto o simbolo dell'infinito posto nei pressi della porta sinistra dell'altare, al quale non è ancora stato attribuito un preciso significato. L'austerità e la purezza degli interni conferiscono all'abbazia un senso di pace, stimolando la meditazione e la preghiera. Nonostante la volumetria e le ridotte dimensione delle finestre l'interno dell'abbazia si presenta piuttosto chiaro e luminoso. La facciata anch'essa molto semplice è caratterizzata dalla presenza di una torretta circolare e da un torrione quadrangolare.

La particolare forma dell'abbazia la accomuna ad altre tre presenti nel territorio marchigiano e precisamente la chiesa di San Claudio al Chienti, l'abbazia di Santa Maria delle Moie e la chiesa di Santa Croce di Sassoferrato.

Immersa nel verde di uno splendido bosco di querce, l'abbazia rappresenta un incontaminato luogo di preghiera e meditazione posta a 825 metri di altitudine, lontano dal trambusto e dai rumori cittadini. Gli unici rumori che si odono sono il cinguettio degli uccelli che popolano i boschi circostanti e il dolce fruscio dell'acqua che zampilla dalle numerose fontane. Certosa Trisulti

L'abbazia venne edificata nel 1204 per volontà di Innocenzo III sui resti di una più antica monastero benedettino dedicato a San Bartolomeo e data in gestione ai monaci Certosini, da qui l'origine del nome Certosa, solamente nel 1947 l'abbazia venne affidata ai monaci Cistercensi della vicina abbazia di Casamari. L'accesso alla certosa avviene tramite un grande portale opera dell'allievo di Michelangelo Jacopo Lo Duca. Dopo aver passato la piccola bottega gestita dai monaci, troviamo una cordonata affiancata sul lato destro da un orto coltivato dai monaci per i loro fabbisogni quotidiani ed un'ampia vasca con fontana centrale ove vengono allevati pesci. Sul lato sinistro si trova invece un curato giardino con aiuole fiorite e bosso sapientemente potato con forme di animali e oggetti. Una scalinata conduce alla deliziosa spezieria o farmacia costruita nel 1763. In cima alla scalinata si trova un dipinto della Madonna della Consolazione di Filippo Balbi. Certosa TrisultiUn corridoio con pareti dipinte da caricature opera di Filippo Balbi conduce alla sala d'attesa, anch'essa dipinta dal Balbi e la spezieria splendidamente dipinta in stile pompeiano con scaffali, vasetti ed ampolline originali, nei quali sono conservate erbe medicamentose, unguenti e, anticamente, veleni estratti dai serpenti. Continuando sulla cordonata si giunge alla piazza ornata al centro ed ai lati da fontane e fiancheggiata dal palazzo di Innocenzo III e dalla chiesa di San Bartolomeo. Il palazzo, ingentilito da un portico e da una terrazza, ospita al suo interno una biblioteca con oltre 25.000 volumi. Nella chiesa, dedicata alla Vergine Assunta, a San Bruno e San Bartolomeo, l'originario stile gotico è stato sovrapposto dallo stile barocco, in seguito ad un rifacimento avvenuto appunto in epoca barocca. Anche la chiesa conserva numerose opere di Filippo Balbi tra le quali un dipinto raffigurante "La Strage degli Innocenti".

Certosa TrisultiDal piazzale antistante l'Abbazia una breve passeggiata tra piante secolari conduce fino al Santuario della Madonna delle Cese, costituito da un piccolo eremo posto all'interno di una grotta.

Se vi trovate nella Certosa intorno all'ora di pranzo vi consigliamo una sosta all'adiacente piccolo ristorante che propone gustosi piatti della cucina ciociara  a prezzi piuttosto contenuti.

 

 

Certosa TrisultiCamper: per tutti coloro che si recano alla Certosa in camper consigliamo di arrivarci tramite la Strada Provinciale SP160 che parte da Veroli evitando la strada che passa attraverso il borgo di Collepardo non adatta ad essere percorsa da mezzi di grandi dimensioni.

Ufficio del Turismo: Piazza del Mercato, 1

ChiusaAnnoverata tra i borghi più belli d’Italia, Chiusa deve il suo nome alla funzione che svolse per un lungo periodo di tempo, infatti, grazie alla sua posizione, essa venne scelta dal vescovo di Bressanone come sede della stazione doganale. Come la Vicina Vipiteno anche Chiusa fu un importante centro minerario, grazie ai vicini giacimenti di argento, piombo e rame utilizzati dal medio-evo fino agli inizi del 1900. Oggi l’attività principale della città è sicuramente il turismo, sia invernale che estivo. In inverno la zona è apprezzata per le magnifiche piste da sci delle adiacenti montagne, mentre in estate  per le innumerevoli escursioni da praticare sia a piedi che in bicicletta. Da vedere:

Ex- Convento dei Cappuccini

Edificato nel 1697 su volere della regina Maria di Spagna è attualmente sede del Museo Civico. Il museo conserva parte del “Tesoro di Loreto” consistente in pezzi di oreficeria, paramenti sacri e dipinti di varie provenienze.

Monastero di SabionaMonastero di Sabbiona

Il monastero è raggiungibile, in circa 30-40 minuti, con una passeggiata (in salita con un dislivello di circa 200 metri) che parte dal centro abitato e, seguendo l'antico sentiero della Via Crucis, raggiunge prima l'ottagonale chiesa della Madonna, successivamente la chiesa del Monastero e in ultimo la chiesa di Santa Croce posta in cima allo sperone di roccia. Nel 1699 in seguito ad un incendio il monastero venne riedificato divenendo sede della comunità Benedettina. Il monastero non è raggiunto da alcuna strada.

Piemonte - Provincia di Torino

Annoverato, assieme agli altri Sacri Monti del Piemonte tra il Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, il Santuario Sacro Monte di Belmonte è posto nel comune di Valperga in cima ad un piccolo colle a 727 metri di altitudine. La tradizione vuole sia stato fondato nel 1002 da re Arduino di Ivrea in segno di ringraziamento alla Vergine Maria per averlo guarito da una grave infermità. In realtà è certo che il santuario venne fondato molto tempo prima da un gruppo di monache benedettine. Le monache rimasero nel monastero fino al 1601 quando fu loro ordinato di trasferirsi nel vicino borgo di Cuorgnè. Al momento di trasferire la statua avvenne quello che tutti definirono un miracolo: Santuario di Belmonteimprovvisamente nella chiesa calò il buio pesto e il viso della Vergine si fece pallidissimo, i fedeli presenti attribuirono l'accaduto ad una espressa volontà della Madonna di non essere trasferita in altro loco. Alle Monache subentrarono i Frati Minori di San Francesco che iniziarono l'ampliamento del santuario e la costruzione delle cappelle della Via Crucis. Gravemente danneggiata durante le invasioni napoleoniche tra il 1873 e il 1876 venne completamente restaurata ad opera di Reviglio della Venaria. Nel 1888 venne rifatta la facciata ad opera dell'architetto Carlo Ceppi.

Santuario

Il Santuario, dall'alto dello sperone di roccia su cui sorge, domina sull'intero Canavese offrendo nelle giornate limpide uno spettacolare panorama che spazia sulla pianura fino alla Serra Morenica proseguendo alle Alpi Biellesi.Santuario di Belmonte La facciata, in stile romanico-lombardo è ornata da 8 colonne disposte in coppie che sorreggono archi a tutto sesto. In alto spicca l’affresco del pittore Giacomo Grosso che raffigura la Vergine con il re Arduino e San Francesco inginocchiati accanto a Lei e, ai lati di questi Sant’Elena e San Secondo a sinistra, San Benedetto e Santa Cristina a destra. L'interno a tre navate custodisce la statua della Madonna in trono, scolpita assieme alla sedia in un unico blocco ligneo intorno al 1600 da un artista ignoto. La chiesa è preceduta da una splendida terrazza panoramica.

 

Sacro Monte

L'idea di costruire un percorso rappresentante le tappe della Via Crucis venne intorno al 1700 a padre Michelangelo di Montiglio, nominato guardiano del Santuario. Con questa idea il monaco voleva riproporre visualmente alla popolazione i luoghi di Cristo, che sicuramente in quell'epoca non avrebbero mai potuto visitare.Santuario di Belmonte
Il sacro Monte, con le sue 13 cappelle della Via Crucis si sviluppa in un cammino circolare ad anello fino alla sommità del monte. Le cappelle ospitano statue ed affreschi rappresentanti scene della Passione di Cristo. Le statue rappresentanti i personaggi principali sono fatte in terracotta di Castellamonte, che in quel tempo aveva già raggiunto livelli artistici molto elevati. Nel 1960 sulla sommità del monte è stata posta una statua in bronzo di San Francesco alta 4,5 metri.

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Vero gioiello di architettura medievale, sorge a soli 9 Km da Montalcino, città alla quale è storicamente legata, in prossimità di Castelnuovo dell’Abate. Considerata uno dei monumenti più rappresentativi di arte romanica, con richiami ai modelli francesi e lombardi, secondo una antica leggenda fu fondata da Carlo Magno per la grazia di essere stati liberati da una terribile epidemia di peste. Il nucleo primitivo, fu edificato in prossimità di una villa romana, sul luogo del martirio di Sant’Antimo di Arezzo, morto nel 352, e dedicato al culto delle sue reliquie. Nel 770 i longobardi incaricarono i monaci benedettini di costruire un monastero per l’assistenza di pellegrini, messi e mercanti diretti a Roma. Nell’814 un documento di Ludovico il Pio arricchisce di doni e privilegi l’abbazia, considerata Abbazia Imperiale e proprietaria del castello di Montalcino, residenza del priore. La struttura di epoca carolingia di questo periodo è visibile nella zona dell’abside. La chiesa attuale, secondo un’iscrizione incisa sull’altare maggiore, risale agli inizi del XII secolo. L’opera di grandioso ampliamento, sul modello dell’abbazia benedettina di Cluny, fu però superiore alle forze dei monaci benedettini e rimase incompiuta per gli stessi motivi economici che ne decretarono il successivo declino, tanto che nel 1462 papa Pio II decretò l’annessione dell’abbazia alla Diocesi di Montalcino.

Sant'AntimoFino al 1870, anno in cui l’abbazia passò sotto la giurisdizione delle Belle Arti, fu abitata da contadini, che utilizzavano la cripta carolingia come cantina, la chiesa come rimessa e il chiostro come riparo per gli animali e furono necessarie ben sette campagne di restauro per riportare la costruzione all’aspetto attuale. Dalla fine degli anni 70 è stata ricostituita una comunità monastica che risiede stabilmente in Sant’Antimo. Interessante sapere che alcune delle liturgie che si svolgono nell’abbazia sono accompagnate dai loro canti gregoriani. Una particolare nota meritano i materiali utilizzati per la costruzione di Sant’Antimo: si tratta di una roccia di travertino con striature di alabastro che le conferisce una spettacolare lucentezza, variabile in base al colore del cielo e dei campi circostanti. I cinefili, infine, non avranno difficoltà a riconoscere proprio in questa splendida abbazia i luoghi dove furono girate alcune scene del film Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli, dedicato alla vita di San Francesco d’Assisi.

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San GalganoA circa 60 chilometri da Montalcino sorge il complesso monumentale dell'abbazia di San Galgano, anticamente importante punto di riferimento per viandanti, pellegrini e persone di ogni genere. In passato l'abbazia fu uno dei più bei edifici gotici della regione. Oggi, nonostante l'assenza della copertura, continua a conservare il suo fascino e la sua bellezza. L'insediamento religioso dell'area iniziò con la conversione di Galgano Guidotti, giovane cavaliere del luogo, che resosi conto dell'inutilità del suo vivere, si recò sulla collina di Montesiepi per intraprendere una vita di preghiera e penitenza. A dimostrazione del suo nuovo stato, prese la sua spada e la conficcò in una roccia, con l'idea di usarla come crocifisso davanti al quale inginocchiarsi per recitare le sue preghiere. Nel 1185, quattro anni dopo la sua morte, papa Lucio III  dichiarò Galgano Santo. Fu il vescovo di Volterra che in seguito alla canonizzazione di Galgano fece costruire sul luogo una piccola chiesa nota come Rotonda di Montesiepi, nella quale si stabilì una piccola comunità cistercense. Negli anni la comunità crebbe sempre più di numero assumendo una notevole importanza sociale ed economica, tanto che nel 1218 vennero iniziati i lavori per la costruzione di una imponente chiesa.San Galgano Il nuovo edificio aveva un impianto a croce latina con una lunghezza di 69 metri e una larghezza di 29 metri, l'interno a tre navate era diviso da ben 16 pilastri. Nel 1288 l'abbazia venne consacrata ma, già nel 1348, a causa della peste, per l'abbazia iniziò un lungo periodo di declino, che culminò nel 1474 con il trasferimento a Siena dei monaci. Saccheggiata più volte dal mercenario inglese Giovanni Acuto, nel 1786 crollarono le parti della copertura, non asportate in precedenza, mentre nel 1786 un fulmine colpì il campanile abbattendolo. Nel 1789 la chiesa venne sconsacrata. Solo nel 1926 venne riscoperta e si dieda avvio ad un vero e proprio intervento di restauro, volto a salvaguardare e consolidare quanto ancora rimaneva della originale ed imponente struttura. In quel che resta del monastero è però ancora possibile riconoscere la Sala Capitolare e parte del chiostro. Sorte diversa toccò invece alla piccola chiesetta di Montesiepi, di forma circolare con campanile a vela, che, superati indenne i diversi periodi storici, conserva nel suo suggestivo interno la famosa "Spada nella Roccia", appartenuta a Galgano. Nella piccola cappella rettangolare, aggiunta alla rotonda, sono visibili un bel ciclo di affreschi sulla vita di San Galgano di Ambrogio Lorenzetti, che pare abbia trascorso qui i suoi ultimi anni di vita.

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L’abbazia è situata nel comune di Sermoneta, sulle pendici del monte Corvino. Le origine dell’abbazia sono tuttora ignote, ma si pensa venne fondata intorno al X secolo dai monaci basiliani, distrutta, venne ricostruita intorno al XIII secolo dai cavalieri templari. L’abbazia, inizialmente dedicata a San Pietro, venne in seguito dedicata anche a San Paolo. La chiesa eretta nel 1240 è di forme gotiche, da notare la croce scolpita sul rosone, tipica dei templari. L’interno è a tre navate divise da colonne rettangolari; all’esterno della chiesa vi è il chiostro a pianta quadrata, al centro del quale è posta una cisterna. Intorno alla cisterna è stato Abbazia di Valvisciolodisegnato un giardino, separato dalla navata da colonnine doppie e capitelli decorati a motivi floreali. Sul chiostro si aprono la sala capitolare, a due navate, divise da colonne, e il refettorio, a una navata, dove i monaci mangiavano ascoltando le letture. Nel dispensario ha ora sede la Galleria Stanislaoo White.

Coordinate GPS: 41.5680457, 12.981189099999938
Orari: tutti i giorni 9-12 e 16 al tramonto
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Posta a pochi chilometri dalla città di Veroli, sulla sponda sinistra dell'Amaseno, l'abbazia è ai giorni nostri considerata uno dei più rappresentativi monasteri italiani di architettura gotica cistercense. Venne costruita nel 1035 dai monaci benedettini sui resti dell'antico municipio romano di Cereatae, in quanto dedicato alla dea Cerere.Abbazia di Casamari Il suo nome deriva però dal latino "casa di Mario" in quanto si presume fosse il luogo di nascita di Caio Mario, celebre condottiero romano nominato per ben sette volte console. Già nel 1005 ad opera di alcuni monaci sorse sul luogo una chiesa dedicata a San Giovanni e San Paolo. Nel 1152, in seguito ad una vita indisciplinata e disonesta alla quale si erano votati i monaci del monastero Eugenio III, rientrato dalle guerre d'Oltralpe, decise di affidare la gestione dell'abbazia ai monaci Cistercensi donando ad essi parte dei suoi beni per il risanamento della stessa. Nel giro di breve tempo il monastero divenne uno dei più fiorenti dell'Italia centrale e, seppur con alterne vicende i monaci Cistercensi hanno condotto l'abbazia fino ai giorni nostri, superando gravi momenti di crisi. Fu il  depredamento dei suoi beni ad opera dei soldati di Napoleone avvenuto nel 1799 a dare il colpo di grazia ad un lungo periodo di decadimento dell'abbazia. 

Abbazia CasamariLa bellezza austera del complesso si rivela al visitatore appena giunti di fronte alla porta a doppio arco che immette nei diversi edifici che si articolano intorno al chiostro. Appena superato l'arco di accesso troviamo la Casa Abbaziale, la Liquoreria e la Farmacia. La prima farmacia venne fondata nel 1760, mentre quella in funzione ai giorni nostri venne inaugurata nel 1948 e si compone di un locale di vendita al pubblico e di un laboratorio ben attrezzato. Molto apprezzati sono il Rosolio , la Tintura Imperiale, la Sambuca e la Ferrochina oltre a birre e cosmetici prodotti dai monaci. In cima ad una comoda scalinata in pietra sorge la chiesa, preceduta da un portico a tre arcate. La facciata è caratterizzata da un ampio rosone affiancato da due monofore mentre il maestoso e al contempo semplice interno è suddiviso in tre navate da possenti colonne. Da notare le ampie finestre con lastre di alabastro al posto dei vetri che fanno filtrare all'interno una delicata luce. Abbazia CasamariMolto suggestivi sono i riti liturgici celebrati dai monaci con canti gregoriani. Di notevole bellezza è il chiostro al quale si accede dalla destra della chiesa. Di forma quadrata è circondato da un portico a bifore con colonnine binate e capitelli lavorati, ai lati si trovano la Sala Capitolare ed il Dispensarium. 

All'interno del complesso si trovano anche la biblioteca con oltre 80.000 volumi tra i quali incunaboli ed antichi manoscritti, come "La regola di San Benedetto" del XII secolo e il Museo Archeologico. Il museo, con il suo nuovo allestimento, raccoglie reperti archeologici di epoca romana, oltre a reperti paleontologici, manufatti di epoca preistorica e preromana. E' inoltre presente una sezione con oggetti provenienti da località della media valle del Liri e dalla necropoli pugliese di Oria.

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Annoverato tra i siti Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2003 il Sacro Monte di Domodossola si snoda dal centro abitato di Domodossola per giungere alla sommità del Colle Mattarella sui luoghi ove anticamente sorgeva il Castello di Domodossola, distrutto nel 1415 dai soldati svizzeri scesi in Italia per la conquista della valle Ossola. Il Santuario e il suo Sacro Monte sono infatti quelli posti più a nord rispetto ai Monti Sacri del Piemonte e della Lombardia. Il Complesso del Sacro Monte Calvario annovera il Castello medioevale di Mattarella, il Convento dei Padri Rosminiani, l'Oratorio della Madonna delle Grazie, il Santuario del SS. Crocefisso e le quindici cappelle che compongono la via crucis. La sua particolare posizione, le opere d'arte in esso contenute e la vicinanza a Domodossola lo rendono assieme a quello di Orta un dei Sacri Monti più suggestivi dell'intero gruppo.

Monte Sacro

Il Sacro Monte Calvario deve le sue origini ai monaci cappuccini Gioacchino da Cassano e Andrea da Rho che nel 1656 scelsero il Colle Mattarella per costruire un percorso che rappresentasse la Passione di Cristo nelle sue fasi: la Salita al Monte Calvario, la Crocifissione, la Deposizione e la Resurrezione. All'inizio l'intero percorso era costituito da una serie di croci, poi grazie all'entusiasmo della popolazione locale e, all'approvazione della diocesi di Novara le croci lasciarono via via spazio alle cappelle devozionali. Le prime delle 12 cappelle, quella della Morte in Croce di Gesù e la Deposizione vennero costruite a partire dal 1657 all'interno del Santuario del Crocifisso. Nel 1810 quando l'intero percorso non era ancora giunto al termine, i lavori vennero interrotti dalle soppressioni napoleoniche. Vennero ripresi solamente a partire dal 1828 grazie ad Antonio Roosmini che vi costruì anche l'Istituto della Carità. Oggi le cappelle si presentano ai visitatori con diversità di forme, stili  decorazoni, che vanno dal barocco al neoclassico. Tra i maggiori artisti che parteciparono alla costruzione e decorazione delle cappelle citiamo Dionigi Bussola, Carlo Mellerio e Giovanni Battista de Magistris.

Santuario

Il santuario venne costruito a partire dal 1657, i lavori procedettero però in maniera molto lenta tanto che le decorazioni interne vennero terminate nel 1913. Di forma ottagonale ospita al suo interno statue in cotto del '600 opera di Dionisio Bussola e della sua bottega oltre ad affreschi del XX secolo. Caratteristica la sua cupola dalla quale filtra una delicata luce che illumina l'interno. Agli inizi del 1800 in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi molti preziosi beni del Santuario vennero venduti e l'intera area abbandonata. Solamente nel 1828 con la venuta di padre Antonio Rosmini il Santuario tornò a nuova vita.

Oratorio della Madonna delle Grazie

Posto poco al di sotto del Santuario, la sua costruzione ebbe inizio nel 1660. I suoi interni vennero affrescati da Carlo Mellerio e Giovanni Sampietro nel '600, mentre le statue in stucco poste ad ornamento sono opera dell'artista Giovanni Giovanninetti.

Come arrivare:

Auto/Camper: Autostrada A9 e A26: Milano - Gravellona Toce proseguire sulla superstrada per il Sempione fino all’uscita per Autostrada A26 Genova Voltri - Sempione, proseguire oltre Gravellona Toce fino all'uscita per Domodossola - all'uscita della superstrada girare a destra verso Domodossola e poi seguire le indicazioni per il Monte Calvario

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Posta sull'antica Via Francigena, l'abbazia si trova alle pendici del Monte Cimino in posizione sopraelevata rispetto all'abitato. La prima struttura venne edificata dai monaci cistercensi, dipendenti dall'abbazia di Pontigny, nell'XIII secolo con lo scopo di creare un centro spirituale e agricolo di riferimento nella zona. Vennro quindi costruiti una chiesa abbaziale, un refettorio, un chiostro, una sala capitolare, na biblioteca ed un infermeria. Intorno al complesso monastico sorsero laboratori artigiani e un forno. Sfortunatamente l'Abbazia non ebbe vita lunga e, a solo un secolo dalla sua consacrazione avvenuta nel 1225, venne chiusa per mancanza di vocazioni e di fondi, gli unici due monaci presenti nel luogo vennero trasferiti e i terreni entrarono a far parte dei territori della Santa Sede. 

Con l'elezione a papa di Innocenzo X, appartenente alla famiglia Pamphili, le sorti dell'abbazia mutarono radicalmente. Nel 1645 il papa le ridiede il titolo di Chiesa Abbaziale e donò i territori circostanti a sua cognata Olympia Maidalchini Pamphilij come ricompensa per averlo sostenuto economicamente in precedenza. La nobildonna nel giro di pochissimo tempo trasformò radicalmente il tessuto urbano intorno all'abbazia affidandone i lavori all'architetto Marc'Antonio de Rossi, sulle rovine dell'antica chiesa abbaziale vi fece costruire il suo castello e restaurò l'antica chiesa.

Nel borgo vennero costruite mura perimetrali con ben nove baluardi e porte d'accesso, intorno al palazzo vennero costruite casette tutte uguali per ospitare i sudditi, osterie, botteghe, un lavatoio e luoghi di svago. 

La chiesa abbaziale si presenta ai visitatori con un architettura gotico-cistercense caratterizzata dalla presenza di due grandi torri quadrate sormontate da cuspidi piramidali. Sulla torre di destra si trova una meridiana, mentre su quello di sinistra un orologio. Il resto della facciata è ornato da grandi vetrate formate da monofore e rosoni di differenti dimensioni. Da notare sulla lunetta del portale d'accesso lo stemma di Innocenzo X. L'interno della chiesa è suddiviso in tre navate, le due laterali più basse rispetto a quella centrale. Di particolare bellezza la Sala Capitolare posta vicino all'attuale sagrestia. Nell'antico Scriptorium è ospitato il Museo dell'Abate ove sono esposti arredi di arte sacra e opere pittoriche.

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