Parco Nazionale del Gran Paradiso
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NivoletTrascorrere due intere giornate nel Parco Nazionale del Gran Paradiso è il modo allontanarsi dai rumori e dallo smog della città, per immergersi in una natura incontaminata, tra cime rocciose che si stagliano nel blu del cielo,  laghi e verdi vallate, nelle quali vivono indisturbati camosci, stambecchi, cervi e deliziose marmotte. Se volete godere a pieno della bellezza della fioritura del parco ed effettuare delle escursioni in quota, il periodo migliore è la fine della primavera e l'estate, mentre in autunno le faggete, presenti solo nel versante Piemontese, gli aceri e i tigli si colorano di 1000 tonalità, regalando meravigliosi paesaggi. L'autunno rappresenta anche il periodo degli amori dei camosci, che vi coinvolgeranno in intensi inseguimenti e lotte con le appuntite corna per stabilire la supremazia di un maschio sull'altro. L'inverno è il momento in cui effettuare lunghe camminate con le racchette, sci di fondo oppure sci alpinismo, magari accompagnati dalle esperte guide messe a disposizione dall'Ente Parco. Le guide rappresentano infatti il modo più tranquillo e sicuro per avventurarsi alla scoperta delle bellezze e dei segreti del parco.  Noi abbiamo previsto un soggiorno di due giorni ma, viste le numerose attività offerte è possibile estenderlo anche ad una settimana o più.

ATTENZIONE: Al fine di preservare intatto l'enorme patrimonio dell'area protetta, tutti i visitatori devono attenersi scrupolosamente ad alcune regole del parco. In taluni casi la mancata osservanza di tali regole ha come conseguenza multe o denunce penali: 

- nel parco è vietato effettuare rumori molesti, che possono spaventare gli animali
- è vietato raccogliere fiori e piante di specie protette
- è vietato asportare minerali
- è vietato accendere fuochi o piantare tende al di fuori degli spazi stabiliti
- è vietato introdurre cani, anche al guinzaglio
- meglio non allontanarsi da sentieri e mulattiere

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Nivolet

 Come arrivare:

Per raggiungere la parte Piemontese, e precisamente Canavesana, del Parco Nazionale del Gran Paradiso se si arriva da Sud (Genova) è necessario percorrere la A26 (E25) fino a Ivrea, se invece si arriva da Milano è necessario percorrere la A4 (E64) direzione Torino fino allo svincolo per Ivrea/Aosta A5 (E25) e poi uscire ad Ivrea. Da Ivrea è necessario percorrere la strada statale SS565 direzione Cuorgnè/Pont Canavese e poi la strada provinciale SP460 direzione Ceresole Reale, da Ceresole Reale si può raggiungere il Colle del Nivolet tramite la strada provinciale SP50. Se si arriva da Torino la via più breve è percorrere tutta la strada provinciale SP460. Gli ultimi tratti di strada sono piuttosto ripidi con molte curve e tornanti, adatti ad essere percorsi con le moto, un po' meno con mezzi di grosse dimensioni. Notevoli sono i panorami che si aprono sui vari laghi e sulle montagne, soprattutto negli ultimi tratti di strada. Le valli piemontesi del Parco sono servite dalle linee di autobus della GTT con partenza da Torino e arrivo a Soana oppure a Noasca

Come Muoversi: 

Durante il periodo invernale, la strada provinciale SP50 che da Cerelole Reale porta al colle del Nivolet, a causa della neve, rimane chiusa al traffico, per maggiori dettagli consultare il sito della Provincia di Torino. Durante la stagione estiva, grazie al progetto "A piedi tra le nuvole", volto alla salvaguardia del territorio ed alla riduzione di emissione di CO2 nel'ambiente, tutte le domeniche daLuglio al 31 Agosto e Ferragosto dalle ore 9 alle ore 18, gli ultimi 6 chilometri della SP50 (dal parcheggio del Lago del Serrù) sono chiusi al traffico. In sostituzione l'Ente Parco ha messo a disposizione dei turisti delle navette che effettuano varie fermate lungo il tragitto, dando la possibilità ai visitatori di percorrere dei tratti a piedi. Il Colle è raggiungibile, per i più sportivi, anche con biciclette e mountain bike. Per maggiori dettagli sulla regolamentazione della viabilità vai al sito

 

Dove dormire:

Per apprezzare a pieno la natura incontaminata e la quiete del parco consigliamo a tutti di soggiornare almeno una notte all'interno del parco, che offre una notevole gamma di strutture ricettive. Si va dagli hotel a tre stelle, ai più rustici rifugi o bivacchi i quali offrono sicuramente meno confort ma permetto agli ospiti di godere appieno della bellezza della natura. Il versante piemontese del Parco fu, in epoca sabauda, riserva di caccia preferita di alcuni monarchi tra i quali Vittorio Emanuele II che amava recarsi per le sue battute di caccia agli stambecchi. Fu proprio Vittorio Emanuele a far edificare all'interno del parco delle "Case Reali di Caccia" destinate ad ospitare il re e la corte. Si tratta di veri e propri gioielli architettonici costruiti in pietra, ad un solo piano, posti all'interno di vasti pianori oltre i 2000 metri di altitudine. Molti rifugi sono stati recentemente restaurati e vengono utilizzati per l'accoglienza turistica.


Tra i rifugi più suggestivi vi segnaliamo:

Rifugio Guido Muzio  tel 0124/953141
Rifugio Le Fonti tel 0124/953117
Rifugio Massimo Mila tel 0124/953130
Rifugio Jervis tel 0124/953140
Rifugio Pian Ballotta tel 0124/953132
Rifugio Savoia
Rifugio Città di Chivasso

 

Gli hotel:

Hotel Blanchetti tel 0124/953174
Albergo Meublè Sport tel 0124/953187
Chalet del Lago tel 0124/953128
Il Grand Hotel tel 0124/953279
Gli scoiattoli tel 0124/953007

Aree di Sosta Camper

Campeggi & Agriturismi

Dove Mangiare:

Quasi tutti i rifugi, i bivacchi e gli hotel della zona offrono menù turistici a prezzi abbastanza contenuti. In genere si tratta di menù a base di polenta semplice o concia accompagnata da salsiccia, spezzatino di manzo oppure di selvaggina, patate bollite, cotechino, affettati, formaggi o primi piatti a base di ravioli, gnocchi o pasta. Se siete muniti di pranzo al sacco ricordatevi di non abbandonare i vostri rifiuti e di sostare nelle aree segnalate. Se dovete accendere dei fuochi per cuocere la carne fatelo solo nelle aree in cui è consentito.

Informazioni Utili

Prima di intraprendere un'escursione in alta quota ricordatevi di controllare le previsioni meteo e il meteo in vetta, se intendete intraprendere un percorso di sci alpinismo è bene controllare anche il bollettino neve e valanghe, messi a disposizione dall'ente parco per la sicurezza e l'incolumità dei suoi ospiti.

Sito Ufficiale del Parco
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Istituito il 3 Dicembre 1922,  con un decreto legge a firma di Vittorio Emanuele III, il Parco Nazionale del Gran Paradiso rappresenta il più antico parco d'Italia, seguito da quello dell'Abruzzo istituito qualche mese più tardi. Il Parco, che si estende su di una superficie di circa 71.000 ettari tra il Piemonte e la Valle d'Aosta, ha come fine quello di "conservare la fauna e la flora e di preservare le speciali formazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio". Inizialmente la gestione del Parco venne affidata alla Commissione Reale del Parco Nazionale del Gran Paradiso, sostituita dopo la seconda guerra mondiale dall'Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso, con un consiglio di amministrazione composto da 13 elementi e un corpo di guardie giurate alle dipendenze. Dal 2000 il Parco è stato dichiarato un Sito di Interesse Comunitario, nel 2006 è stato insignito del Diploma Europeo delle aree protette, confermato nel 2012.

Possiamo tranquillamente affermare che la storia del parco è strettamente legata alla storia della conservazione dello stambecco, infatti già nel lontano 1821 il re di Sardegna Carlo Felice, ordinò il divieto di caccia dell'animale su tutti i territori del regno, mentre nel 1850 il re Vittorio Emanuele II, colpito dall'abbondanza della fauna nelle valli, nominò l'area Riserva Reale di caccia. Ci vollero però alcuni anni prima che i valligiani e i comuni cedessero al re l'utilizzo esclusivo dei diritti venatori. Nel 1856 nacque ufficialmente la Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso, con un corpo di vigilanza composto da circa 50 addetti, per i quali vennero costruite piccole case all'interno del parco. Nello stesso periodo vennero restaurate le chiese, le case comunali, costruiti rifugi di caccia per il re, mulattiere e sentieri di collegamento dai borghi ai vari rifugi di caccia, tutti percorribili a cavallo, e ancora oggi in uso. Nel 1919 re Vittorio Emanuele III si dichiarò disposto a donare la Riserva Reale di Caccia allo Stato italiano purchè venisse creato un Parco Nazionale.

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Noasca

Si tratta di un piccolo comune posto agli inizi del versante piemontese del Parco Nazionale. Le origini del borgo sono molto antiche, le prime notizie risalgono ai tempi delle crociate, quando Noasca venne offerta dal conte del Canadevese Guido alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nei secoli successivi divenne feudo prima dei conti di San Martino e successivamente della potente famiglia dei Valperga. Purtroppo tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 le risorse del territorio non furono più sufficienti per sostenere la popolazione, così molti abitanti si trasferirono verso altri centri in grado di offrire condizioni di vita migliori. Attualmente il piccolo borgo si anima di villeggianti e turisti durante i periodi di vacanza.
Dal borgo tramite il "sentiero del re" è possibile raggiungere il Gran Piano di Noasca, dove sorge una delle Case Reali di Caccia, mentre prendendo la valle della Noaschetta si raggiunge l'omonima suggestiva cascata con un dislivello di 32 metri.

Il paese è anche sede di uno dei Centri Didattici del Parco: "Le forme del paesaggio", che ospita un'esposizione permanente sulla geomorfologia del parco, gli agenti modificatori dell'ambiente, la composizione delle rocce e la loro degradazione. Cascata della NoaschettaIl percorso di visita si sviluppa su pannelli illustrati con vari gradi di approfondimento. Per i più piccoli è stata pensata un apposita illustrazione a fumetti, dove a fare da cicerone è Stamby, uno stambecco molto simpatico.

 
Orari: Luglio e Agosto tutti i giorni 9,30-12,30 e 15-18,30
Ingresso: gratuito
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Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da' ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti :
ma da i silenzi de l'effuso azzurro
esce nel sole l'aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.

Questi versi della poesia Piemonte vennero scritti da Giosuè Carducci durante uno dei suoi tanti soggiorni nell'Hotel Gran Paradiso a Ceresole Reale. Attualmente l'hotel, dopo essere stato inutilizzato per anni, e dopo i necessari lavori di restauro, che hanno mantenuto la sua classica struttura in pietra e legno, ha ripreso a svolgere la sua antica attività. Oltre al poeta, l'hotel ospitò altri personaggi illustri come la regina Margherita, il Duca degli Abruzzi, re Umberto e il conte di Torino, che come molti altri rappresentanti della nobiltà e della borghesia piemontese amavano trascorrere i loro periodi di vacanza tra le vette del parco. Inizialmente abitato dai Celti, il borgo subì la dominazione romana, come dimostrano alcune iscrizioni in latino nelle miniere di Cuccagna e Bellagarda. Successivamente l'Imperatore Ottone III donò il borgo al Vescovo di Vercelli, successivamente divenne feudo dei Valperga. I laghi artificiali della valle di Ceresole, riforniscono di energia elettrica quasi tutto il territorio di Torino. Le opere per lo sfruttamento delle acque iniziarono nei primi anni del '900 con la costruzione della diga di Ceresole. Per creare l'enorme bacino artificiale vennero cancellate decine di case delle varie borgate che occupavano la "conca" di Ceresole, costringendo la popolazione a stabilirsi sui pendii della valle. Dopo la costruzione del primo invaso, inaugurato nel 1931 alla presenza di Umberto di Savoia, e l'entrata in funzione della centrale elettrica del Rosone si proseguì con la costruzione di altri invasi come quelli di Agnel, di Serrù della centrale di Villa, delle dighe di Teleccio, Eugio e Palsoera poste nel vallone di Piantonetto. Ceresole, che dal 1862 è stata insignita da re Vittorio Emanuele del titolo Reale, è un'ottima base di partenza per escursioni verso il rifugio Jervis a 2250 metri di altitudine e il rifugio Leonesi a quota 2909 metri. Se siete in viaggio con i bambini o non amate effettuare escursioni sulle vette, molto gradevole può essere una passeggiata a piedi o in bicicletta intorno al lungo lago di Ceresole, in estate il lago è meta di appassionati di windsurf. A Ceresole, presso il Grand Hotel, ha sede uno dei centri visitatori del Gran Paradiso: "Homo et Ibex" il cui tema è il rapporto tra l'uomo e lo stambecco nella storia e nell'arte. L'esposizioe è organizzata con dispositivi multimediali e pannelli che ricreano una grotta con graffiti rappresentanti scene di caccia. Sono inoltre esposti numerosi oggetti di vita quotidiana, dipinti e fotografie.

Orari: Luglio e Agosto aperto tutti i giorni 9,30-12,30 e 15-18,30
Ingresso: Adulti 2,50€; Ridotto 2€; fino a 6 anni gratis
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Nivoletll Nivolet, posto a 2.500 metri di altitudine, è uno splendido pianoro di torbiere e ambienti umidi . Grazie alla sua posizione, alla sua vegetazione ed ai due laghetti costituisce l’habitat di stambecchi, camosci, marmotte, ermellini, volpi, uccelli, e di rare specie di fiori. Durante la stagione estiva non è raro poter osservare le marmotte che entrano ed escono dalle loro tane oppure che stanno sdraiate a godersi il sole. Molto facile è anche vedere camosci o stambecchi che  brucano l'erba, saltellano da una roccia all'altra oppure stanno placidamente sdraiati al sole. La piana del colle è raggiungibile sia in macchina, in navetta o bicicletta da Ceresole Reale, oppure a piedi dalla Val Savarenche. Il percorso a piedi dalla Val Savarenche non è adatto ad essere percorso da bambini piccoli oppure da persone non abituate a camminare. Dalla piana del colle del Nivolet partono una serie di sentieri, alcuni molto facili, altri più impegnativi, che in breve tempo portano alle cime più belle e ai panorami più spettacolari del parco.Nivolet

Per evitare, il trasformarsi del pianoro in un enorme parcheggio, negli ultimi anni è stato avviato un progetto che oltre a limitarne il traffico, prevede il rilancio dell'intera area attraverso proposte turistiche e culturali di qualità. Consultare il sito del parco per il dettaglio degli eventi.

 

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